Michele Zambelli il futuro della navigazione a vela

 

in solitaria italiana a "la cinquecento "

zambelli1Navigare in solitaria, spinto solo dal vento, lungo le rotte che hanno fatto la storia della vela: è il sogno di Michele Zambelli, giovanissimo skipper forlivense, classe 1990. Ha poco meno di 26 anni (li compirà a metà giugno), dunque, il futuro della navigazione in solitaria italiana.

I suoi risultati e la sua storia parlano chiaro e confermano tutte le aspettative che circondano Michele.

A soli 15 anni, dopo essersi appassionato alla vela sulla riviera Romagnola, raggiunge per la prima volta le coste croate; a 19 anni, l'amore per il mare, lo porta ad imbarcarsi su una barca francese che gli fa attraversare l'Atlantico fino al Brasile. E' durante questa esperienza che Michele matura il desiderio di attraversare l'Oceano da solo.

Per cominciare questa “impresa” sceglie la classe Mini650, realtà francese sulla quale tutti i grandi skipper del mondo hanno mosso i primi passi, o meglio affrontato le prime onde oceaniche.

Dopo alcuni brillanti piazzamenti e la vittoria del titolo di Campione Italiano nel 2011, nel 2013, Michele affronta la sua prima Minitransat, transoceanica in solitario senza contatti a terra, che porta questi gusci di noce, lunghi appena 6,5 metri, a raggiungere i Caraibi salpando dalla Francia. Dopo 25 difficili giorni di navigazione, nell'ambito di una delle regate con il più alto tasso tecnico, lo skipper italiano si piazza al decimo posto. Tutto questo però non gli basta: nel 2014 si laurea per la terza volta campione italiano e raggiunge il terzo posto nel ranking mondiale, mentre nel 2015 ci riprova ancora con la Minitransat, classificandosi secondo nella tappa Canarie-Guadalupe e chiudendo la regata al sesto posto assoluto (secondo miglior piazzamento italiano di sempre).

Dopo i successi con la Mini650, è tempo per lo skipper di cimentarsi con un'altra classe ed una nuova imbarcazione. Si tratta di “Illumia 12”, lunga 9,5 metri, ed a bordo di questa Michele si sta cimentando nella 500, la prestigiosa regata targata Circolo Nautico Porto Santa Margherita.

“E' un po' come capita nel motociclismo – ci spiega lo skipper di Forlì – Si passa dalla Moto 3 alle classi superiori per approdare in Motogp. In questo caso dalla Mini 650 alle classi superiori, fino al sogno delle barche da regata in solitario in grado di affrontare il giro del mondo”.

- E' questo il tuo obbiettivo?

“Sì quello è il sogno di chi vuole provare a navigare in solitaria, partecipare alla Vendee glob, definita nell'ambiente come l'Everest dei mari per la sua complessità e difficoltà. E' una regata lunga circa una settantina di giorni. Servono però grandi risorse economiche e quindi sponsor in grado di sostenere chiunque voglia cimentarsi in questa competizione”.

- La strada, insomma, è ancora lunga.

“Sì è vero. Adesso sto lavorando per partecipare il prossimo anno ad un'altra importante regata in solitario, la Ostar sulla rotta Plymouth (Gran Bretagna) Newport (Usa)”.

- La affronterai con la nuova imbarcazione giusto?

“Esatto, ecco perchè in questo periodo è importante per me prendere confidenza con Illumia 12 e cercare di affrontare più competizioni possibili”.

Ed è proprio così se si pensa che nei prossimi mesi, Michele gareggerà in Adriatico in varie regate: la Civitanova – Sibenico, la Rigasa, e la Barcolana, oltre ovviamente a “La Cinquecento” che sta affrontando in coppia con il velista veneziano, Luca Tosi. “Ci siamo conosciuti nel 2009 quando andai in Francia per osservare la partenza della Minitransat alla quale lui vi prese parte. Fu in quel momento che lo ammirai per il coraggio che aveva avuto e decisi quindi di provare anche io a cimentarmi con quella regata”.

- Hai parlato di coraggio, ed in effetti ce ne vuole molto per veleggiare su imbarcazioni così piccole in mare aperto.

“Dopo la prima Minitransat nel 2013 mi dissi che non avrei mai più sopportato tutta quella fatica. Poi però il mare diventa come una droga: si impara a vivere con solamente ciò che è essenziale, visto che queste barche non offrono grandi comfort (e ve lo possiamo confermare anche noi di Caorle.it che vi siamo saliti a bordo). Anche dal punto di vista alimentare si impara molto su come sopravvivere con poco. Certo, non va dimenticato che esiste tutta una tecnologia che, per quanto possibile, ci agevola”.

- Cosa ti ha appassionato di più finora delle regate in solitaria?

 

“Oltre al piacere di stare in mezzo al mare, mi affascina l'idea che queste competizioni siano paragonabili ad una scacchiera. Si devono predisporre strategie per poter andare più veloce degli altri partecipanti, si devono studiare le condizioni meteo, le rispettive posizioni, e tutto può cambiare se non si sa cogliere il giusto vento. C'è una grande preparazione attorno a questi appuntamenti. Mi piace, inoltre, il cammino a terra che si compie in preparazione delle regate, un cammino compiuto con persone che credono nel progetto e che collaborano anche come volontari. Senza di loro tutto questo non sarebbe possibile”.

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